Violeta – Isabel Allende

 

 

 

 

 

 

 

Chi è Violeta?

Violeta è una ragazza che nasce in Cile nel 1920, prima femmina in una famiglia che aveva avuto solo maschi (cinque!).

Fin dall’inizio la sua vita è piuttosto turbolenta a causa del virus della Spagnola, che giunge nel suo Paese quasi nel momento esatto della sua nascita, e della guerra, la Grande guerra.

La famiglia riesce a non soccombere a causa della crisi dovuta a queste due calamità, ma non ha fatto i conti con la Grande depressione, che compromette le condizioni economiche della famiglia, fino a quel momento benestante.

Violeta scrive infatti:

Mio padre resistette al primo anno della depressione mondiale, braccato dalle banche e dai creditori privati, mentre le sue ultime risorse si estinguevano. Durante quel periodo riuscì a evitare il tracollo grazie a un’operazione a schema piramidale ripresa da frodi simili, già illegali da altre parti, ma che ancora non si conoscevano nel nostro paese. Sapeva che era una soluzione utile solo per guadagnare tempo e quando infine il meccanismo andò in frantumi, Arsenio del Valle toccò il fondo. E allora realizzò che non aveva nessuno a cui poter chiedere aiuto e che si era fatto tanti nemici nella sua sfrenata corsa al guadagno.

La famiglia di Violeta dunque perde tutto e allora non resta altro da fare che ritirarsi in una regione selvaggia del Cile dove la ragazza trascorre tutta l’infanzia fino a giungere alla maggiore età.

La mia vita era divisa in due stagioni, una di pioggia e l’altra di sole. L’inverno era lungo, buio e umido, i giorni erano brevi e le notti gelide, ma non mi annoiavo. Oltre a mungere le vacche, cucinare con Facunda, occuparmi dei volatili, dei maiali e delle capre, lavare e stirare, avevo una vita sociale molto attiva.

Così trascorsero gli anni della mia adolescenza, il periodo dell’Esilio, che ricordo come il più limpido della mia vita. Furono anni sereni e di pienezza, in cui mi dedicai alle rudimentali occupazioni della vita di campagna e all’impegno nell’insegnamento insieme ai Rivas.

E’ allora che conosce il suo primo pretendente.

“Sposarmi? Ho solo vent’anni, Fabian! Come faccio a sposarmi!”
“Non… adesso, po… po… possiamo aspettare… Presto prenderò la laurea.”

Il sentimento che provasi quando mi parlò di matrimonio fu l’apprensione davanti alla prospettiva di entrare a far parte della colonia tedesca, dove mi sarei sentita come un’anatra spennata tra i cigni. Sposarmi con Fabian era un’enorme assurdità, ma vedendolo lì, di fronte a me, imbarazzato, che sguazzava nel torrente del suo primo amore, non ebbi cuore di rifiutarlo senza appello. “Scusami, ma ora non posso darti una risposta, ci devo pensare. Aspettiamo un po’ e nel frattempo ci conosciamo meglio, che ne dici?”
Fabian inspirò una boccata d’aria, era più di un minuto che non respirava, e si asciugò la fronte con un fazzoletto, talmente sollevato che gli si inumidirono gli occhi. Temendo che si mettesse a piangere, mi avvicinai di qualche passo e mi alzai in punta di piedi per dargli un bacio sulla guancia, ma lui mi attrasse a sé con decisione e mi baciò in pieno sulla bocca.

Questo racconto, perché di questo si tratta, è scritto in prima persona. Violeta infatti racconta la propria storia a Camilo. Una storia che parla di povertà, ricchezza, lutti, gioie e tormenti amorosi. Sullo sfondo vi è un Paese sconvolto da gravi problemi politici e sociali, oltre che economici.

Violeta, nel corso della storia, si trasforma passando da ingenua osservatrice di ciò che la circonda a donna risoluta che acquista consapevolezza di sé e si impegna a lottare per i diritti delle donne.

Quelle donne di campagna mi insegnarono che il coraggio è contagioso e che la forza sta nel numero; ciò che non si riesce a raggiungere da sole, in tante lo si può ottenere, e più si è, meglio è. Facevano parte di un’associazione nazionale di centinaia di madri e mogli di desaparecidos, così determinate che il governo non era riuscito a disperderle. La versione ufficiale liquidava come propaganda comunista la questione dei desaparecidos, e descriveva quelle donne come pazze sovversive e antipatriottiche. La stampa ubbidiva alla censura e non ne parlava, ma all’estero erano ben note grazie agli attivisti per i diritti umani e alle persone in esilio, che avevano portato avanti negli anni una campagna di denuncia contro la dittatura.

Erano operaie, donne del ceto medio, professioniste, artiste, intellettuali. Partecipavo a quelle riunioni per imparare, senza dare alcun contributo, finché non trovai il modo di aiutare.

Come chiunque anche Violeta fa degli errori in gioventù. Ma non per cattiveria. Piuttosto per leggerezza e ne pagherà purtroppo il conto.

Nasce durante l’epidemia della Spagnola e muore a causa del coronavirus. Un libro attuale che racconta un secolo intero attraverso la vita di questa donna formidabile.

Questa storia è ricca di spunti di riflessione e molto attuale.

La narrazione è fluida e la lettura piacevole, le emozioni scorrono a tratti lente e a tratti più veloci come un torrente.

Violeta è una donna forte, libera da pregiudizi, coraggiosa, appassionata. Ama la sua terra, la sua famiglia e anche il prossimo, senza tenere conto delle convenzioni sociali, incurante dei pericoli che incontra.

 

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